La nascita dell’Aiap dai ricordi di A. Stefanucci

L’idea, la nascita e la storia dell’Associazione Italiana Amici del Presepio dai ricordi diretti del suo fondatore Angelo Stefanucci.

Il portone di Via Mazzarino a Roma, dietro il quale nacque l'Associazione

Il portone di Via Mazzarino a Roma, dietro il quale nacque l’Associazione

L’Associazione Italiana Amici del Presepio – pensata dal fondatore almeno dieci anni prima – è nata in una bella serata autunnale romana in una piccola «mangiatoia» ma in una grande cornice.

La culla che ne accolse i deboli ma non timidi vagiti si componeva di una modesta stanzetta a pianterreno che i Padri Stimmatini misero graziosamente a disposizione sabato 29 novembre 1953 in Via Mazzarino n. 16, oggi come allora nel cuore della vecchia Roma, e dietro il palazzone della Banca d’Italia, quasi che i «tesori» dello Stato, in quel tempo piuttosto dissestati, ci voltassero le spalle insegnandoci, fin dagli inizi, quella povertà che è stata sempre la nostra fedele e più cara compagna.

La grande cornice aveva un nome: Roma (anagramma di amor). A ben guardare oggi, questa impronta d’origine, questo segno d’ambiente, si ha come la rivelazione d’una affermazione di principio, di un sintomo, di una tendenza e di una predestinazione che l’avvenire doveva avvalorare e realizzare con un modesto, ma continuo, ritmo ascensionale.

A. Stefanucci legge il suo discorso

A. Stefanucci legge il suo discorso

Nella spoglia stanzetta vi era un grande tavolo coperto di un tappeto verde (simbolo della speranza) su cui erano sciorinati libri, riviste, tutt’intonati al Presepio; e qualche miniatura presepistica. In sordina eran trasmesse pastorali natalizie. Sulla parete di fondo, dietro il tavolo, dominava un pannello con una grande scritta rossastra «Associazione Italiana Amici del Presepio – Primo Convegno Nazionale 29 e 30 novembre 1953».

Gli amici presenti alla prima convocazione AIAP

Gli amici presenti alla prima convocazione AIAP

I comunicati della stampa, le circolari spedite, ma più che tutto il n. 1 del Bollettino allora stampato in 250 copie e redatto in sette lingue, cominciarono a far affluire i primi Amici che presero posto sulle poche diecine di sedie.

È doveroso ricordare, sperando non sfugga nessuno, i partecipanti alla prima riunione. E anzitutto quelli giunti da più lontano: il dr. Francesco Valente da Manfredonia; don Cesare Ferretti da Bologna; il cav. Antonio Angelotti e il prof. Antonio Lebro da Napoli. E poi tutti i «romani»: prof. Carlo d’Aloysio da Vasto, direttore del Museo di Roma, dr. Piero Chiminelli, giornalista, ing. prof. Alessandro Koltonski, studioso polacco, gen. Francesco Consoli, i poeti romaneschi Luigi Ghergo e Cittadino Moscucci, avv. Romolo Trinchieri, dr. Mario Magi, rappresentante delle ACLI, padre Mariano Farinelli, fra Matteo Chita, fra Paolino Lirussi, fra Gilberto Galceran, padre Innocenzo Dàm, padre Gabriele da Colli, padre Giuseppe Widmann, rag. Riccardo Pesarini, Renato Longari, Francesco Pristerà, Edea Maviglia, Giulia e Giuseppina Conversi. Giovanna Martini, Paolo Di Bella, Pina Cecora, Enzo e Mario Targia, Mario e Renato Mattia, Pietro Pagnanelli, Domenico Moccaldi, Giuseppe Messina, Antonio Anselmo, Enrico La Noce, Federico Infascelli.

In tutti si sentiva il fermento degli uomini d’azione, dei realizzatori.

Il volantino che convocava gli Amici del Presepio per la fondazione

Il volantino che convocava gli Amici del Presepio per la fondazione

Stefanucci, dopo parole di benvenuto ai cari Amici, specie a quelli giunti da più lontano, precisò lo scopo della riunione che poteva riassumersi in brevi parole: fedeltà assoluta al Natale del Redentore, Gloria a Dio, pace agli uomini; programma da conservarsi invariato.

Entrando poi nei particolari precisò che scopo della Associazione era di formare una famiglia di Amici, a carattere nazionale, fra tutti coloro che sentono una particolare attrazione e fascino del Presepio e desiderano armonizzarlo con i tempi nuovi.

Il Movimento presepistico associato che si iniziava da quella sera, ponendo in risalto, mediante graduale processo di miglioramento nell’edificazione e nell’estetica, la sua espressione profondamente religiosa ed altamente artistica, doveva seguire in questa azione la luminosa scuola lasciataci da tanti maestri del colore e dello scalpello.

Proseguendo, Stefanucci tracciava una specie di «mappa» presepistica mondiale con un rapido excursus attraverso le numerose associazioni di Amici del Presepio europee e d’Oltremare. Era tempo che anche l’Italia, tradizionale culla del Presepio, si unisse al coro universale. Dopo aver letto una lettera di benedizione del Santo Padre Pio XII e l’adesione del card. Vicario Clemente Micara, l’oratore ha proseguito leggendo un abbozzo di Statuto, ricalcato su quelli delle Associazioni estere.

Il telegramma con la benedizione papale, a firma di Mons. Montini, Segretario di Stato e futuro Papa Paolo VI

Il telegramma con la benedizione papale, a firma di Mons. Montini, Segretario di Stato e futuro Papa Paolo VI

Parlò sull’opportunità di incrementare, quanto più possibile, l’artigianato presepistico italiano e, al caso, istituire corsi presepistici professionali per la formazione di artigiani specializzati così da far risorgere la gloriosa teoria dei «pupazzari» soffocati dall’invasione dell’anonimo «infrangibile».

Naturalmente non poteva tacere due difficoltà: la prima di carattere economico, e cioè le rilevanti spese tipografiche e per la spedizione del Bollettino; la seconda di carattere logistico e cioè l’assillante problema di una Sede.

Non restava che affidarsi alle mani della Provvidenza. Si dispose per la nomina di un Comitato per lo studio dello Statuto e un piano di lavoro così composto: Stefanucci, La Noce, fra Lirussi, prof. D’Aloysio, padre da Colli, gen. Consoli, dr. Magi, avv. Trinchieri, padre Farinelli. Vari Amici presero la parola e si accesero simpatiche dispute. La riunione si concluse nell’attiguo Presepio di San Bernardino, in avanzata fase di costruzione, che venne illustrato, nelle varie fasi, dal costruttore.

La prima foto di gruppo, nel primo giorno di vita dell'Associazione, davanti alla basilica di S. Maria Maggiore a Roma

La prima foto di gruppo, nel primo giorno di vita dell’Associazione, davanti alla basilica di S. Maria Maggiore a Roma

L’indomani, domenica 30 novembre, a S. Maria Maggiore nell’Oratorio antichissimo del Presepio, padre Mariano Farinelli celebrò la S. Messa, seguita da una illustrazione della Basilica e del Santuario da parte del prof. Enrico Josi.

II gruppo, primo di una lunghissima serie, si sciolse dopo la visita dei Presepi dell’Aracoeli e dei Santi Cosma e Damiano. L’umile crisalide, da cui sarebbe sorta una vivida farfalla, era nata. Il giorno dopo i quotidiani riportarono lunghi articoli sul singolare «avvenimento» romano.

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A questo punto è necessario un passo indietro (come si leggeva negli antichi romanzi d’appendice) per esaminare l’antefatto. L’assillo costante, assai tempo prima della riunione, era stata la sede, anche modesta, dove gli iscritti avessero potuto incontrarsi fin dalla prima riunione. Fu bussato a tante porte: dall’ONARMO al Dopolavoro, dal Comune (con istanza personale al Sindaco) al Ministero della Pubblica Istruzione, a vari Ordini religiosi.

Furono fatte lunghe anticamere, subìte umiliazioni e delusioni, furono lasciati decine di promemoria. Amici giornalisti hanno varie volte prospettato la nostra situazione. Niente da fare; con le risposte che ci furono date, sempre sulle medesime bemollate e diesate, con atteggiamento tra l’afflitto (sinceramente?) e il compunto ci si voleva convincere che in Roma TUTTI i locali – compresi quelli pieni di tele di ragno sino al soffitto o in cui i topi ballavano il saltarello – erano gremiti di persone tutte dedite ai lavori più travolgenti e indispensabili che immaginar si possa, in modo tale da non lasciar più entrare neppure un grano di riso.

E quante promesse (la sede per voi? Ma è pronta! Fra poco vi daremo le chiavi!) non mantenute. Potremmo citare persone ed Enti. Non lo facciamo per carità cristiana. Però, lassù, nel grande Libro con la storia e le gesta di tutti gli uomini dagli albori del mondo, ogni cosa è ben incisa a caratteri indelebili…

Certo se ci fossimo presentati con le braccia cariche di quattrini quante porte si sarebbero spalancate! Le persone dedite ai lavori si sarebbero volatilizzate e non una, ma cento sedi ci sarebbero state offerte (… mediante Mammona!). Ma purtroppo noi eravamo e siamo sempre stati POVERI proprio come Giuseppe e Maria quando andavano elemosinando un tetto per ricoverarsi nella fredda notte betlemita. Noi cercavamo, magari una grotta, ma offerta fraternamente.

Tuttavia pur senza una sede l’Associazione visse e si fece le ossa per ben quattordici anni ed ha proseguito, sempre in ascesa, la sua attività. La casa del fondatore e presidente, nella vecchia Roma, è stata la base e il deposito almeno dell’archivio e della emeroteca che si andava ingrossando e… appesantendo. Se sapeste le preoccupazioni per la statica della casa, con tutti quei quintali di carta! Oggi l’Associazione possiede la più vasta emeroteca presepistica, unica nel suo genere con tutte le riviste del mondo sin qui pubblicate, dal primo numero. E la stessa casa del presidente era divenuta altresì l’ufficio oltreché di redazione (come lo è tuttora) anche di spedizione del Bollettino che quando avveniva metteva sossopra tutto l’appartamento.

Poi, nell’aprile 1967, avvenne il miracolo tanto atteso: le porte amiche di una comunità francescana si spalancarono e l’Associazione potè avere finalmente una Sede, e l’approvazione canonica della Santa Sede.

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Non vogliamo chiudere queste righe senza ricordare i molti Amici del Presepio che amavamo e che hanno raggiunto la celeste Betlemme. Per loro nutriamo la nostra ammirata gratitudine e nei nostri cuori non ci sono stati rimpiazzi. II loro posto, purtroppo, non è stato occupato da altri. Così la loro dipartita è doppiamente penosa. Ad essi, in questo momento di rievocazioni va il nostro pensiero più tenero e il nostro cristiano suffragio.

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Qui termina il romanzo della genesi o meglio il nostro certificato di nascita commentato. Un rammarico è sentito: non aver fatto di più e di meglio ad onore e gloria del Presepio. L’Associazione vive e vivrà nel tempo; e quando al secolo di vita si guarderà a queste pagine ingiallite dal tempo, sappiano allora che negli anni che volgono noi volemmo, fraternamente volemmo, perché abbiamo creduto.

(tratto dal numero speciale della rivista “Il Presepio”, edito in occasione del XXV di fondazione dell’Associazione, anno 1978)