2019-12 |08 Dicembre – 06 Gennaio| Mostra presepi a Giovinazzo

locandina mostra 2019 - sede aiap giovinazzo - 13 mostra presepi artistici

locandina mostra 2019 - sede aiap giovinazzo - 13 mostra presepi artisticiXIII Mostra di Presepi artistici c/o la Sala Clessidra dell’Istituto Vittorio Emanuele di Giovinazzo (BA). Aperta dal 8 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020, in occasione dei Falò di Sant’Antonio Abate apertura straordinaria il 19 gennaio 2020.

 

Di seguito una bellissima descrizione inviata dagli organizzatori della Mostra.

Le origini di Giovinazzo hanno varie interpretazioni derivanti dall’etnologia, dalla geologia e dalla mitologia, ma a noi interessa la storia che, sollevando il velame della favola, presenta l’originario nucleo cittadino già operante al tempo dell’impero romano. Da allora sono passati 2000 anni e nel suo cammino la Città ha legato la sua esistenza a tre nomi: “Natiolum, Juvenatium e Giovinazzo”, corrispondenti ad altrettanti periodi storici: il romano, il medioevale e il moderno, durante i quali tre volte è morta e tre volte è resuscitata.

Natiolum è citata nell’itinerario Teodosiano di fine IV sec. d.C., ma la tradizione già la ricorda evangelizzata dall’Apostolo Pietro, fortificata dall’Imperatore Traiano verso il 105 e fornita di chiese ai tempi di Costantino il Grande. Nel secolo VI, forse, meritò l’elevazione a Diocesi.

Nel sec. X il toponimo Natiolum non c’è più, ed al suo posto appare Juvenatium (Jovene-Natiolum), che, totalmente rinnovata anche nella popolazione, viveva la sua seconda esistenza storica. E fu una storia lunga ben 10 secoli, fatta di alti e bassi, di gioia e di dolori, di splendore e di miserie.

Così la Città giunse al secolo XVII, stremata di forze, malmenata e ridotta ad appena 4500 abitanti, e sarebbe scomparsa per sempre, se ancora una volta nei cittadini l’anelito a non morire l’avesse fatta risorgere con il toponimo di Giovinazzo. Il popolo di Giovinazzo è vissuto per secoli all’ombra dei campanili.

Così abbiamo voluto realizzare la nostra opera, rappresentando una parte importante della nostra Città antica, adagiando la Natività sui suoi bianchi scogli, baciati dalle placide onde di un languido mare.

Iniziamo il nostro percorso dal lato nord/ovest dove troviamo edifici secolari che, a cura dell’Episcopio, assolvevano alla funzione economica attraverso la produzione e il deposito di olio. Il torrione dell’episcopato aveva anche la funzione di difesa della città; infatti, sono visibili ancora le postazioni delle bombarde più grandi per la difesa della Città dagli attacchi provenienti dal mare.

A seguire abbiamo l’Episcopio (in realtà il secondo!), antico palazzo vescovile, fatto erigere tra la fine del 1300 e gli inizi del 1400. Qui vi erano gli appartamenti del vescovo, gli uffici della curia e il seminario, dove il clero locale si preparava per la carriera ecclesiastica.

Non si hanno notizie di chi sia stato il primo vescovo di Giovinazzo, certo è l’inizio della Diocesi dal sec. XI e che l’Episcopio sia stato sede vescovile fino al 1818, anno in cui fu nominato vescovo Antonio Cimaglia. La Diocesi fu soppressa e solo nell’ottobre del 1837 fu ripristinata e la sede del vescovo rimase a Molfetta definitivamente.

Il balcone dei Vescovi realizzato alla fine del 1700, oggi è parte dell’Archivio Diocesano, nel quale sono custodite circa 2000 pergamene dal sec. XI al sec. XIX e migliaia di documenti cartacei dal sec. XV, registri e libri antichi che racchiudono e costituiscono LA STORIA DI GIOVINAZZO ECCLESIASTICA E CIVILE.

L’atrio d’ingresso dell’Episcopio fu realizzato tra il XIV e XV sec. dove prima vi era una strada che circoscriveva la Cattedrale.
In principio, l’attuale chiesa, vulgo di S. Francesco da Paola, già S. Giovanni Battista delle monache, dedicata inizialmente a S. Maria, fungeva da prima Cattedrale. Nel 1113, la principessa Costanza elargì i primi donativi per la costruzione dell’attuale Cattedrale, che procedette lenta fino alla sua consacrazione il 2 maggio 1283 e dedicata a S. Maria Assunta in cielo. Solo la cripta, del 1150, conserva il primitivo stile romanico-pugliese, nei secoli pesantemente manomesso da sovrapposizioni barocche. E’ qui custodita la venerata icona bizantina della Madonna di Corsignano, protettrice della Città.

Bifore e monofore, che assicuravano la luminosità all’interno della chiesa, ma che nel corso degli anni diverse sono state tompagnate, impreziosiscono le facciate della superba struttura. I campanili sono di diverso periodo: il maggiore, alto 44 metri circa, è di stile romanico-pugliese, mentre il più basso, fatto demolire il 1692 fu parzialmente ricostruito nel 1700.

Sotto il rosone, inizialmente, vi erano diverse monofore, le cui tracce sono ancora visibili dall’interno; furono chiuse per consolidare le pareti del presbiterio; successivamente fu realizzata una grande bifora nel 1897.

Anche da piazza Duomo si accede alla Cripta, il luogo più antico, dove il vescovo confessava il clero e dove si realizzò il cimitero primitivo detto di S. Donato.

Sulla facciata lato mare si possono notare, lungo gli stipiti del portale, molti rifacimenti dovuti a lavori che annualmente venivano eseguiti nel periodo invernale consistenti nel murare l’ingresso principale, per preservare la Chiesa madre dalle intemperie, per riaprirlo in primavera. Sono visibili tracce di una finestra a losanga del 1600 murata dopo la realizzazione dell’organo monumentale a canne nel 1779, a cura del Capitolo Cattedrale ed eseguito da Pietro de Giuseppe e  Lobasso
Giuseppe.

La Natività l’abbiamo voluta adagiare in prossimità di una delle Tre Colonne che costituivano le “antichissime sentinelle” della Città, utilizzate per l’ancoraggio delle vele, e per contrastare assedi della Città dalla parte del mare.