Presepi storici: Bagliori di Cielo

Cattedrale di Teramo

Il paliotto di Nicola da Guardiagrele nella Cattedrale di Teramo.

Davvero lunga e articolata la storia della Cattedrale di Teramo, intitolata a Santa Maria Assunta e San Berardo, patrono della città, che oggi ammiriamo nel cuore del centro storico, imponente nel suo isolamento e la cui costruzione ebbe inizio nel 1158.

Entrando in chiesa, accolti e avvolti dalla penombra che lascia intuire più che vedere le imponenti strutture architettoniche, sentendosi per un attimo “sperduti” negli ampi spazi spogli, non si può non rimanere colpiti e irresistibilmente attratti dal bagliore che emana dall’altare maggiore.

Dei tanti tesori d’arte della Cattedrale, e una particolare segnalazione merita certamente la splendida facciata, la gemma più rilucente (anche in senso letterale!) è sicuramente lo straordinario “antependium” dell’altare maggiore, opera di Nicola da Guardiagrele: un pannello alto un metro e 25 cm e largo circa due metri e mezzo, formato da una serie di lamine d´argento fissate su un supporto di legno di quercia.

Il paliotto è suddiviso in 35 scomparti di forma ottagonale regolare, intercalati da 22 rombi di misura minore a smalto traslucido, il tutto impreziosito da una massiccia cornice su cui poggiano 26 piastrine triangolari anch´esse smaltate.

L´opera fu commissionata a Nicola dall´Università di Teramo; le prime testimonianze del “Paliotto di San Berardo” risalgono al 1482, mentre un inventario del 1502 ne riporta una minuziosa descrizione citando anche il nome dell´autore.

Le formelle sono sbalzate sia a basso e alto rilievo che a tutto tondo, e narrano gli episodi del Nuovo Testamento, mentre al centro trionfa, in una formella più grande, un potente Cristo benedicente ai cui lati sono disposti i quattro Evangelisti.

Nei rombi smaltati sono raffigurati San Giovanni, la Vergine col Bambino, Nostro Signore con l´orba terrestre, San Paolo, San Pietro, nove apostoli e otto profeti.

Sono ben 206 le figure presenti nel paliotto, e vi sono anche 21 iscrizioni, inserite in alcune scene: tra queste, degne di nota soprattutto quella della prima formella, dedicata all´Annunciazione, che reca la presunta data di inizio dei lavori (“Anno Domini 1433”), e quella con la data della conclusione dei lavori, riportata invece nella formella della Deposizione: “Opus Nicolai de Guardia Grelis Anno Domini 1448”.

Le scene rappresentate nelle 30 formelle (oltre alle cinque già citate con il Cristo e gli Evangelisti) ripercorrono gli episodi più noti del ciclo della Nascita e della Passione di Gesù, con un’unica eccezione per una scena “fuori tema”: San Francesco che riceve le stimmate.

Nell’Annunciazione abbastanza inconsueta l’immagine dell’Arcangelo che mostra alla Vergine un bambino al posto del consueto giglio; particolare anche la scena, o meglio sarebbe dire “le scene”, dell’Ultima Cena, suddivisa in due formelle in cui il Cristo siede a tavola, in ciascuna, con sei apostoli.

Dal punto di vista “presepistico”, ricordiamo ancora le formelle del Presepe e quella con l’Adorazione dei Magi. Probabilmente non tutte le figure sono state realizzate dal Maestro, alcune sono opera della sua bottega: dove ha operato Nicola si evidenzia uno stile deciso e potente, attento però anche ai particolari, come ad esempio nelle acconciature o nella dettagliatissima definizione dell’intreccio del canestro che accoglie il Bambino appena nato. Si evidenziano anche delle lacune, con figure mancanti, probabilmente trafugate.