II Domenica di Avvento

(2Pt 3,8-14) Il ritorno al Padre. Il tempo terreno che scorre, di fronte all’Eterno Padre «il quale non ritarda nel compiere la sua promessa» (2Pt 3, 9), ha un suo profondo valore e significato. Un giorno sulla terra, vissuto nella volontà e nell’amore di Dio e dei fratelli, vale più di mille anni eterni e mille anni terreni sono come un giorno… Inizia così la seconda lettura della liturgia in questa seconda domenica di Avvento (anno B). L’apostolo Pietro afferma che il Signore non ritarda nel compiere la Sua promessa.

Anche nella prima lettura ascoltiamo il profeta Isaia che ricorda la venuta del Signore. Sarà Lui stesso che, alla testa del suo popolo, prendendolo dal paese di schiavitù lo riporta libero verso la propria terra. Egli è un pastore buono che ha cura di chi è debole e piccolo. E’ un Dio forte che trova la sua gioia nel perdonare.

Nel salmo 8 sono elencati i personaggi che compongono il corteo del Signore: salvezza, gioia, amore, verità, giustizia e pace. Sono i beni dell’alleanza e amicizia con Dio che vengono donati da Colui che chiama alla conversione, affinché i nostri peccati siano perdonati. Nei «nuovi cieli e nella nuova terra» (2Pt 3, 13), che per effetto della grazia sacramentale sono già cominciati anche se non ancora del tutto realizzati, c’è un continuo invito alla conversione del cuore.

Dio guarisce e salva l’uomo se in lui trova accesa la fiamma della fede e viva la conversione del cuore. La strada di santità da compiere nella vita terrena non è solo oggetto del giudizio finale, ma lo prepara. La preghiera dell’Avvento ci aiuta a leggere la venuta del Signore come un importante avvenimento presente anche negli episodi della storia umana.

Gloria et Pax a tutti voi.

Padre Giuseppe Cellucci O.M.I.

Coordinatore Nazionale Assistenti Ecclesiastici dell’Associazione Italiana Amici del presepio