Il Presepio e la Pazienza

Pregi e difetti di ogni presepista, anche se la pazienza rimane il suo punto forte.

Articolo tratto da “Il Presepio” n. 26 del mese di giugno 1961.

L’Amico del Presepio è un poeta: ogni cosa che gli piaccia in questo mondo deve trovar posto nel presepio, in forma reale, vivace, drammatica.

E dev’essere anche un profondo conoscitore della Bibbia, affinché non si possa accusarlo di errore o dimostrargli una fallace interpretazione di un passo del Vangelo; e, di più, non deve mancargli l’arte più difficile: la pazienza.

Pazienza se cade o si rovescia la montagna; pazienza se crolla la città e maciulla quasi tutte le pecore; pazienza se i personaggi si ostinano a non stare in piedi; pazienza se i bambini ed i vicini lo confondono e lo trattengono troppo con le loro chiacchiere; pazienza, e glielo ha detto anche il parroco che lo rimproverò quando in un accesso d’ira aveva chiamato l’angelo dell’Annunciazione uno scioccone ed il Signore Gesù un giudeo perché non volevano stare a posto. (J. Lantenbacher – Frankfurt 1889)

Su questo tema anche il Beato Giacomo Alberiore, ideatore e Fondatore della Pia Società di San Paolo,  ci fornisce uno spunto in una sua meditazione del 1948: “Il presepio è cattedra del Maestro, tribunale del Giudice, trono di misericordia. È cattedra, la prima cattedra del Maestro Divino. Egli, tacendo, insegna alle anime pie e docili: l’umiltà, la povertà, la pazienza…”.