IV domenica di Avvento

L’Emmanuele (Mt 1,18-24). Eccoci giunti all’ultima domenica del tempo liturgico d’Avvento, mentre ovunque siamo sommersi dalle luci e dai colori del Natale che riempiono le vetrine dei negozi e le strade delle nostre città. Forse queste luci rischiano di allontanarci dal vero e profondo significato della festa natalizia.

Al centro della liturgia odierna c’è la rivelazione di un segreto, quello di un mistero tenuto nascosto nei secoli. Un mistero che si rivela nel piano salvifico che Dio ha preparato ed attuato. Tutta la storia della salvezza ha un piano di attuazione, che si manifesta con particolari segni. Ad esempio la profezia delle Sacre Scritture annuncia un segno che si riconosce e si accoglie nella povertà e nell’umiltà della fede. Parla della nascita miracolosa dell’Emmanuele: un segno miracoloso concesso da Dio al piccolo resto dei credenti che, per la fede in lui, verranno liberati. Sarà questo il nuovo popolo costituito nell’ordine della fede e non per privilegi nazionalistici o di casta.

Concepito nella mente di Dio prima dell’inizio del tempo. Cristo come figlio di Davide, dice la sua appartenenza ad Israele. Come Figlio di Dio rivela a tutti che la storia della salvezza ha il suo Messia. Vicino c’è Maria, “eccelsa Figlia di Sion”, fiore di tutta l’umanità. Giuseppe è l’uomo “giusto” e nemmeno di quella giustizia che ha paura dei pregiudizi del prossimo, ma di quella giustizia religiosa che gli vieta di appropriarsi dei meriti di un’azione di Dio nella vita e nella vocazione di suo Figlio.

In Gesù Cristo, sacramento dell’incontro tra Dio e l’uomo, l’Emmanuele trova il suo perfetto compimento, la cui presenza nell’Eucaristia e nelle azioni liturgiche è il nuovo segno offerto a quanti accettano di aver piena fiducia in Dio Padre.

Accogliamo con gioia il messaggio della liturgia odierna, mentre ci scambiamo gli auguri del Natale ormai vicino, dicendo Gloria e Pace.

Giuseppe Cellucci O.M.I.

Assistente  Ecclesiastico A. I. Amici del Presepio