Presepi storici: i Presepi dei Sacri Monti

In Italia ci sono molti Sacri Monti, ognuno con il suo splendido Presepio.

Nella seconda metà del Quattrocento era venuta sviluppandosi la consuetudine di collocare dei gruppi plastici in edicole o piccole cappelle sparse sulle colline, vicino a qualche eremitaggio, convento o santuario. Sorsero così quei Sacri Monti con lo scopo ben determinato di consentire ai cristiani che non avevano la possibilità di recarsi in Terrasanta di avere a disposizione, in Italia, una ricostruzione fedele e ridotta dei principali luoghi del Paese di Gesù, per poterne seguire e meditare la vita attraverso una serie di cappelle isolate, ma collegate idealmente e spiritualmente fra loro, contenenti ciascuna un gruppo di figure a grandezza naturale, corredato di mobili, arnesi, suppellettili, come una scena da teatro sacro in quei tempi fiorentissimo, per la plastica esposizione dei Misteri e con affreschi per lo sfondo.

Sembra che il primo di questi santuari sia quella di S. Vivaldo (1320) nell’eremo di Montaione, nei pressi di Firenze. Poco dopo la morte del Santo venne edificata la chiesa grande con il nuovo romitorio: d’allora e per centocinquanta anni le cronache tacciono; ma certamente il sito venne trasformato in luogo di culto perché quando nel 1500 i Francescani detti allora della Minore Osservanza entrarono in possesso del santuario, nel generale riordinamento che ne seguì, stabilirono nella cappella una memoria di Betlem; e per l’altare con il presepio fecero eseguire da Benedetto Buglioni (sebbene l’attribuzione sia controversa perché c’è chi attribuisce la pala addirittura a Giorgio Della Robbia) quella pala d’altare con la Natività (di recente restituita, dopo un secolo, dal nostro Governo) nella quale, raccogliendo la voce della tradizione allora certamente più viva di oggi, fecero scolpire la figura di S. Vivaldo inginocchiato dietro la figura del Bambino. Si trattava, tuttavia, non sempre di figure isolate, ma anche di altorilievi e specialmente di tavole in terracotta colorata ed invetriata, all’uso robbiano, in quel tempo di gran moda.

sacro monte oropa presepeE’ il Piemonte che diede un notevolissimo sviluppo a questa originale propaganda francescana (nel santuario di Orta, nell’Ossola, le venti cappelle disseminate sulle pendici del Sacro Monte narrano tutta la vita di S. Francesco dalla nascita alla canonizzazione). Fu il Beato Bernardino Caimi, minore osservante, reduce nel 1478 da Gerusalemme, ov’era stato inviato l’anno precedente per coprire interinalmente la carica di guardiano nel S. Sepolcro che pensò di costruire delle cappelle per ricordare i sacri luoghi della Palestina. Consenzienti gli abitanti, ottenne il rescritto favorevole di Innocenzo VIII e fece iniziare i lavori nell’anno 1481 (sebbene la data sia un po’ controversa), mentre lui tornava in Terra Santa per meglio studiare luoghi e costumi da riprodurre. Al ritorno a Varallo, vide compiuta la cappella del S. Sepolcro e ne vennero iniziate altre continuandosene la costruzione anche dopo la morte del Caimi (1499), sebbene con decrescente interesse finché San Carlo diede incarico a Pellegrino Tibaldi (detto Pellegrino Pellegrini 1527-1596) di proseguire più celermente l’opera. Già nel 1514 il Santuario era chiamato la Nuova Gerusalemme; ed in una guida pubblicata il 29 marzo 1514, si descrive il presepio con i seguenti, ingenui versi

Sequita puoi da canto un monticelo

Doue sorrera un luoco concauato

Qula di Betlemme horgiamarase quello

Donde giesu ha simil luoco nato

Accanto il buone e ihumile Asinello

Dentro al monte a quello somigliato

Con li tre magi fuor qua per entrare

Come in tal luoco vano adorare

E in un’altra guida del 1570:

La Santa Madre, il figliolin gentile

Lieta contempla, e il pio Giuseppe a paro,

E son questi rilievi di fattura

Tal che l’arte contende con Natura

Fin d’allora cominciava a prender consistenza quell’insieme architettonico, scultoreo e pittorico, che dilatato più tardi dal perugino Galeazzo Alessi (1512-1572) resta ancora incompiuto dopo un lavoro di quattro secoli. Il pittore Gaudenzio Ferrari (1471-1546) diede un forte impulso anche alla scultura che doveva popolare i primi tempietti. I gruppi primitivi furono eseguiti in legno, ma la loro rigidità di forme non soddisfece completamente il gusto dei varallesi che incaricarono lo scultore di sostituirli con altri più rispondenti alla aspettazione generale. Gaudenzio, abbandonato il legno, diè mano alla creta iniziando sul Sacro Monte Varallo una scuola di plastica che meritò bella fama nella storia dell’arte della terracotta, in quel tempo in piena fioritura specialmente nell’Emilia con Mazzoni e Begarelli. I soggetti delle 45 cappelle possono dividersi in due gruppi: quelli dell’infanzia di Gesù e gli altri sul resto della sua vita, fino alla passione, morte e resurrezione.

Le cappelle che più direttamente ci interessano sono: 1) Annunciazione, 2) Visitazione, 3) la grandiosa cappella del viaggio dei Magi che sappiamo iniziata nel 1504 e terminata con donazioni dei devoti verso il 1520. I cavalli scalpitanti sono attribuiti a Fermo Stella, le statue dei Magi e dei palafrenieri nonché gli affreschi dello sfondo assai deperiti dei gentiluomini del seguito sono di Gaudenzio Ferrari, 4) la Nascita di Gesù, 5) L’adorazione dei pastori, 6) Presentazione al Tempio, 7) Sogno di Giuseppe, 8) Fuga in Egitto, 9) Strage degli Innocenti (con novantacinque statue modellate quasi tutte da Giacomo Brugnola, le altre compiute da Michele Rossetti che compongono la scena piena di movimento che desta raccapriccio; gli affreschi sono dei Fiamminghini).

Oggi il Santuario, uno dei maggiori de mondo se non il maggiore, consta di 45 cappelle con circa novecento statue a grandezza naturale e quattromila in affresco.

sacro monte creaIl Sacro Monte di Crea, nel Monferrato, è d’epoca più vicina alla nostra. Le cappelle furono progettate nel 1589 da Costantino Massimo, priore dei canonici regolari, in numero di quindici, secondo i Misteri del Rosario. Più tardi fu deciso di portarle a 40, ma se ne costruirono soltanto ventitré e vi lavorarono lungamente nei primi anni del Seicento, le figure in cartapesta, due fratelli scultori Giovanni e Nicola Wespin nativi di Durant nelle Fiandre, detti Tabacchetti. Giovanni aveva già lavorato a Varallo, quindi si era formato una esperienza in materia. Le cappelle che riguardano l’Infanzia di Gesù sono sei: 1) Sposalizio di Maria, 2) Annunciazione, 3) Visitazione, 4) Presepio, 5) Presentazione al Tempio, 6) Ritrovamento di Gesù dodicenne. Il Presepio antico, andato distrutto, è stato ricostruito una ventina di anni addietro dallo scultore Guido Capra.

Un terzo Sacro Monte piemontese è quello di Oropa (Biella), edificato a gloria di Maria. Le cappelle risalgono tra i primi decenni del sec. XVII e la seconda metà del successivo. Le scene che si susseguono sono: 1) Immacolata Concezione, 2) Natività di Maria, 3) Presentazione di Maria al Tempio, 4) Dimora di Maria nel Tempio, 5) Sposalizio della <vergine, 6) Annunciazione, 7) Visitazione, 8) Presepio, 9) Purificazione, 10) Nozze di Cana, 11) Assunzione di Maria, 12) Incoronazione di Maria in Cielo (detta del Paradiso).

Le cappelle più antiche sono opera architettonica di Fra Domenico Conti; le statue dei fratelli D’Enrico, particolarmente di Giovanni (gli stessi che hanno costruito alcune cappelle di Varallo). I tempietti costruiti più tardi sono stati popolati di statue di Bartolomeo Termine, famiglia originaria del Biellese (Zumaglia).

Il Presepio è una delle prime cappelle progettate, ma costruita più tardi per mancanza di fondi. Le cappelle di Oropa sono state costruite con offerta delle varie parrocchie del Biellese. Quella della Natività se la riservarono i Vaccari. La parte architettonica è dovuta a mastro G.B. Negro da Pralungo Biellese; le statue sono di Pietro Auregio Termine. La costruzione, durata a lungo, ebbe termine nella prima metà del Settecento mercé un generoso contributo ai Vaccari del duca Carlo Emanuele II di Savoia. Le sculture del Presepio furono affidate, assieme a quelle di altre cappelle, con ordinato dell’amministrazione di Oropa e seguito di concorso e di preventivo.

sacro monte vareseAnche la Lombardia ha il suo sacro Monte a Varese, che risale all’inizio del 1600 ed è dovuto all’opera di un frate: padre Giambattista Aguggiari, nativo di Monza. Ascendendo tutte le settimane per ragione del suo ministero il monte, nel sentiero allora stretto, monotono ed anche pericoloso, andava penando al odo di renderlo meno difficile ai pellegrini che già vi salivano numerosissimi per visitare il santuario della Vergine. Certamente padre Aguggiari conosceva gli altri Sacri Monti piemontesi e pensò di riprodurre qualcosa di simile. Un architetto suo amico, Giuseppe Bernascone, progettò le cappelle in numero di quindici, i Misteri del Rosario. Diffusasi la notizia, gli abitanti portarono molte offerte in oro; e così i lavori si poterono iniziare nel 1604 e durarono circa un secolo perché vennero portati a compimento nel 1690. Le cappelle che ci interessano sono cinque: 1) Annunciazione, 2) Visitazione, 3) Presepio, 4) Presentazione al Tempio, 5) Disputa di Gesù con i dottori. La cappella del Presepio presenta un quadro di ottima prospettiva: sotto la capanna il Bambino con Maria, Giuseppe e i due animali; attorno ben compartiti, vi sono otto pastori, in adorazione, pifferai o presentatori di doni. Le statue sono dovute all’opera di Prestinari e Sala. Gli affreschi rappresentano l’annuncio ai Pastori, l’Adorazione dei Magi e la Strage degli Innocenti.