Presepi storici: Presepio S. Maria della Piazza di Ancona

Ad Ancona un Presepio artistico settecentesco in grandezza naturale.

Articolo di Vichi Valentino tratto da “Il Presepio” n. 26 del mese di giugno 1961

Prendo spunto, per questo mio dire, da un fatto doloroso scoperto di recente nella città Dorica di Ancona. In questa bella città, antica repubblica marinara del medio Adriatico, si venerava da tempo immemorabile nella Chiesa romanico-bizantina di S. Maria della Piazza, un artistico Presepio di squisita fattura settecentesca in grandezza naturale che veniva costruito ed esposto in occasione del Natale. L’autore o gli autori sono rimasti sempre ignoti.

I visi, (di bellezza incomparabile con occhi di cristallo), le mani, i piedi, erano modellati in cartapesta; tutte queste aperti anatomiche venivano innestate al momento opportuno su manichini di legno e stoffa insaccata. Tutto il Presepio si componeva di nove statue, le vestimenta erano costituite da preziose sete, velluti e damaschi di sommo pregio artistico e commerciale, specialmente i S. Magi ricoperti da sfarzosi panneggi in lamé dorato e d’argento; lo scenario era egregiamente espresso e rappresentava l’interno della capanna, mentre dalla porticina centrale di fondo si scorgeva un bellissimo paesaggio con effetti notturni.

Le vicende di questo grandioso Presepe, in tutta la sua lunga vita, furono venturose. Costruito per la Chiesa di S. Agostino, nei primi anni del 1700, al suo primo apparire era composto da circa trenta statue di varia grandezza e logicamente il complesso doveva occupare un’area superiore a quella che occupava dopo il trasferimento. Durante l’invasione napoleonica il Presepio di S. Agostino subì danni ed asportazioni tanto che ne rimasero soltanto nove pezzi complessivi. Cessata la furia napoleonica, le chiese anconetane dovevano subire altre rovine e distruzioni. All’epoca della soppressione dello Stato Pontificio, anche le Marche entravano a far parte del nuovo Stato Italiano; così tante venerabili chiese e confraternite vennero eliminate o chiuse al culto. La Chiesa di S. Agostino si tramutava da luogo santo e di preghiera in magazzino di oggetti appartenenti ai soldati della nuova Italia, come tamburi, vecchi fucili, cannoni ecc…

I nove pezzi rimasti del Presepio fecero allora fagotto e si trasferirono nella chiesa romanico-bizantina di S. Maria della Piazza ove si conservarono fino alle infauste giornate del novembre 1943. Durante tutto il periodo bellico la chiesa rimase chiusa, perché situata in una zona in cui la ferocia dei bombardamenti non aveva risparmiato nessuna abitazione civile. Quasi per miracolo, la chiesa rimase illesa. L’ottimo ed ultimo Parroco Don Nazareno Recanatini, non resistette allo sfacelo della sua amata parrocchia. Iddio lo volle con sé.

A guerra finita tutte le suppellettili del sacro edificio, furono divise tra le chiese anconetane. Ora del già tanto ammirato Presepio era rimasta un poco di polvere, qualche moncone di legno tarlato ed il ricordo amaro nel cuore di tutti gli anconetani per aver perduto l’unico Presepio veramente antico ed artistico; quello celebre di S. Maria della Piazza.

Queste le dolorose vicende e la ingloriosa fine del Presepe della città Dorica. Dalle colonne di questa rivista rivolgo un appello a tutti gli Amici del Presepe.

Se nelle vostre Parrocchie, nelle Case da voi frequentate, nei Monasteri, nei Conventi, oppure presso privati si conservano Presepi di un certo valore artistico, siano essi antichi o moderni, oppure rappresentino un’autentica tradizione locale folcloristica, popolare, cercate nei limiti del possibile di impegnarvi affinché essi non facciano la fine del S. Presepe di S. Maria della Piazza di Ancona.

Tenete bene a mente che molte volte cose di valore, sono purtroppo affidate a persone che per incompetenza o poca passione le trascurano fino alla dispersione. E soprattutto cercate di non arrivare mai troppo tardi e non abbiate a rimproverarvi di aver lasciato nel più squallido abbandono opere d’arte che giungendo in tempo avreste potuto salvare da estrema rovina.

Amici, ricordatevi che non tutti i Presepi d’arte popolare, si trovano nei Musei, ove appositi tecnici provvedono con amore ed interesse ai restauri, i più sono fuori dalle urne e dalle bacheche ove un Direttore di Museo, funzionario dello Stato, è obbligato a custodire e conservare.

Io vorrei che questo mio appello non cadesse fra le pietre della strada senza dar frutto simile alla Parabola del Vangelo, ma trovasse in tutti voi i più vasti consensi e dei buoni e validi lavoratori in questo campo, forse da molti ignorato, e purtroppo, se non ignorato, sottovalutato, ma tanto importante, perché si tratta di tramandare ai posteri un patrimonio ben conservato, come noi l’abbiamo ricevuto dai nostri predecessori. Solo così si potrà salvare dalla rovina, dalla dispersione, questa nostra arte popolare, piena di ricordi e di tradizioni.