Roma: Il presepio di Piazza Navona dell’AIAP

Il Presepio di Piazza Navona 2015 nella nota dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale.

Per il Natale dell’Anno Giubilare appena iniziato si è pensato di dedicare il Presepio di Piazza Navona proprio all’Anno Santo proponendo una rievocazione di un Giubileo dell’800.
Il Presepio propone quindi una ambientazione romana ottocentesca, ispirata agli acquerelli del noto pittore di origine austriaca Ettore Roesler Franz, che, tra fine ‘800 e primi ‘900, immortalò, in una serie di straordinari dipinti, gli angoli più caratteristici di una Roma ormai scomparsa e tramandata ai posteri grazie soprattutto alle sue opere.
La scena è di fantasia pur riproducendo elementi architettonici reali. Fonte primaria di ispirazione è Via Capocciuto, nel quartiere ebraico (“ghetto”). L’ostracismo a cui la popolazione ebraica romana fu sottoposta per secoli, portò alla creazione di un quartiere in cui gli ebrei vennero confinati, costretti ad una vita di estrema miseria. La zona era sordida, poverissima, spesso inondata dal vicino Tevere.
Solo negli anni ’80 del XIX secolo, dopo che Roma divenne Capitale d’Italia, la zona venne bonificata e urbanizzata con l’abbattimento delle vecchie abitazioni, e la scomparsa di intere strade, tra cui la stessa via Capocciuto. Gli edifici che costeggiano la strada sono ricreati fedelmente, ma la scena è arricchita con l’innesto di alcuni elementi scenografici, anch’essi esistenti ma nella finzione scenica posti fuori contesto, finalizzati ad un arricchimento della scena e alla celebrazione dell’Anno Santo.
Nel primo caso ci si riferisce alla fontana di Piazza S. Simeone, tuttora esistente, che viene posta al centro della strada, in uno slargo che accoglie scene d’ambiente e vita quotidiana. Nel secondo caso invece si fa riferimento alla Cupola di S. Pietro, che spicca, dominante, dai tetti delle case sullo sfondo.
La scenografia è realizzata con strutture in cartone rinforzato, rivestito di pannelli di polistirolo e polistirene incisi e gessati e successivamente dipinti con le terre.
Le statue risalgono agli anni ’70 del secolo scorso e, seppur di pregevole artigianato napoletano, vestono gli abiti popolari romani dell’epoca, così come tramandati nelle incisioni di Bartolomeo Pinelli e nei dipinti dello stesso Roesler Franz. Secondo la scuola napoletana, le statue hanno arti e teste in terracotta ed abiti in stoffa, ed hanno un’altezza di circa cm. 30.
Sono riprodotti alcuni personaggi estremamente comuni nella Roma ottocentesca, quale lo scrivano o il caldarrostaro, e altri che non era certo inconsueto incontrare all’epoca per le vie di Roma, come un eminente prelato in portantina, le suore “Cappellone”, le guardie svizzere. L’oste, gli zampognari, musici e danzatori, e vari personaggi del popolo completano la scenografia dando vita a scenette d’ambiente che rendono vivo e vivace l’allestimento.
A richiamo dell’Anno Santo, figurano anche alcuni “pellegrini”, accompagnati da un frate, in cammino verso S. Pietro, vestiti, come era uso e tradizione, di un saio e con il bordone e la caratteristica conchiglia appuntata sul petto.
Il Presepio è realizzato ed allestito dall’Associazione Italiana Amici del Presepio mentre le statue provengono dal Museo Tipologico Internazionale del Presepio “Angelo Stefanucci” di Roma, con sede presso la Chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta.

Di seguito alcune foto del presepio: