E per tetto un .. cielo di presepi!

San Francesco e Arnolfo di Cambio li citiamo sempre come i primi “presepisti”.
Ma quanti di voi sanno che prima di loro già gli antichi romani e greci avevano il loro presepe?

Arato di Soli nel 260 a.C. nel suo poema “Phenomena” lo cita espressamente facendoci sapere che se il presepe non era visibile la pioggia era imminente.
Ma di quale presepe parlava?
Beh sicuramente non di quello della nostra tradizione cattolica ma di quello astronomico.
Infatti il presepe è un ammasso aperto, ovvero un insieme di stelle nate insieme e unite tra loro dalla reciproca gravità, visibile anche a occhio nudo come una piccola area nebulosa in una notte limpida.
Gli antichi vedendo tale “nebulosa” la immaginarono come una mangiatoia (appunto praesepe in latino) dove, rappresentati dalle stelle Asellus Borealis e Asellus Australis, mangiavano i due asini che Dionisio e Sileno cavalcarono nella battaglia contro i titani.
Oggi l’Ammasso del presepe è noto anche come Ammasso Alveare o con le sigle di catalogo M 44 (a opera di Charles Messier) o NGC 2632 (dal New General Catalogue di John Dreyer).

L'ammasso del Presepe

L’ammasso del Presepe (tratta dal software Perseus) elaborato da Roberto Mura