Il numero 50 della rivista “Il Presepio”

Un articolo di Angelo Stefanucci tratto dalla rivista “Il Presepio” n. 50 del mese di giugno 1967.

Quando mi accinsi a spedire le poche decine di esemplari delle duecentocinquanta copie del numero uno di questo periodico – ottobre 1953 – pensavo tra me: vedrà la luce il secondo? Risponderanno all’appello? Vorranno sostenere la parte editoriale che costituisce sempre l’onere più pesante ma essenziale? Gli Amici rispesero con cordialità fraterna, dirò di più, festosamente quel tardo pomeriggio di sabato 29 novembre 1953. Il Presepio proseguì la sua strada pur tra pesanti difficoltà economiche; ma noi tenemmo duro con uno spirito garibaldino che rende oggi orgogliosi coloro che fin dal suo nascere gli hanno offerto le migliori energie.

Oggi siamo ad una tiratura pari al decuplo del primo numero; ed almeno i primi trenta fascicoli sono introvabili: veri pezzi di antiquariato. Cercai collaboratori ad hoc – le più qualificate “penne presepistiche” d’Europa e d’America – con articoli originali che dicessero cose nuove ed interessanti; ho tenuto d’occhio e controllato la scelta e la varietà del materiale per conciliare la frenesia di chi pretendeva tutto il bollettino zeppo d’articoli tecnici, con le richieste di studi storici, critici, di formazione presepistico-culturale. Chiesi ovunque, anche con insistenza – è nota a tal proposito lippis et tonsoribus, quella che altri per riguardo verso di me chiamano tenacia, ma che io più realisticamente definisco sic et sempliciter la mia faccia tosta – collaborazione, collaborazione ed ancora collaborazione. E ben lo sanno coloro che ho preso di mira che non mi arrendo mai, per principio, al rifiuto iniziale; e di ciò faccio pubblica ammenda picchiandomi il petto e cospargendomi il capo di cenere; e chiedo umilmente scusa alle… vittime!

Ma tutto questo l’ho fatto quando ho compreso che solo la mano di quell’Amico poteva tracciarmi un disegno tecnico, un occhiello od un titolino come pochi avrebbero potuto fare; oppure che dovevo procurarmi assolutamente quella foto, dal taglio impeccabile, dall’inquadratura stupefacente, dalla profondità vertiginosa, dal fuoco perfetto, dai chiari-scuri incantevole che avrebbe costituito non soltanto un impreziosimento del fascicolo, ma un bell’esempio di presepio da imitare ed un’immagine di buon gusto e di perfetta tecnica fotografica.

(Qui torna acconcia una breve digressione; varii Amici inviano delle fotografie… beh, lasciamo andare, con viva preghiera di pubblicazione. Dopo quanto ho scritto poche righe avanti comprenderanno… Desideriamo che la nostra Rivista, spedita in ambienti qualificati di tutto il mondo sia, almeno nei limiti delle nostre possibilità, una sintesi di buon gusto ma soprattutto delle capacità presepistiche di noi italiani che, quando ci mettiamo tutto l’ùzzolo, non siamo secondi a nessuno. Chiudo la parentesi sperando che questo sia suggel…)

Copertina il presepio numero 1E così per gli articoli. Ricordo ancora, ridendo sotto… il naso (perché porto i baffi) un collaboratore, un vero specialista nel suo ramo, che dietro mia richiesta aveva promesso un articolo; però non si decideva a consegnarlo mai. Ma io duro: lo perseguitai per settimane, per mesi; ero divenuto il suo incubo, il suo genio malefico. Dovette finire per confessarmi che sì, talvolta prometteva per liberarsi dalle richieste; ma in quanto a mantenere… sa, mi diceva, come vanno queste cose… il tempo passa, la gente si stanca, e la promessa sfuma da sé… Ah, no! Caro professore, rispondevo io, questo può valere per gli altri ma non per me. Si ricordi che io son come la goccia d’acqua che con la sua caduta ritmica, nel corso dei secoli, fora il calcare. Sappia che io non accetterò stanchezza; ce ne fosse bisogno verrò a… trovarla anche cento volte, ma l’articolo… E l’articolo arrivò (anche se non puntualmente).

Alla forma letterario-tecnica abbiamo unito quella tipografica d’impaginazione. Gli amici che ci seguono dall’inizio ed hanno veduto il continuo sviluppo ed i progressi possono fare un bilancio personale. Carta patinata, grandi clichés – appena si può qualcuno a colori – caratteri e titoli moderni, buona impressione con ottimi inchiostri. Queste le caratteristiche de “Il Presepio”. Se si sfogliano i cinquanta numeri si schiuderà un panorama edificante, una vera miniera di notizie, centinaia di articoli, recensione aggiornata dei nuovi libri. La comunità degli  Amici del Presepio di tutto il mondo rivive in queste colonne perché la caratteristica del nostro fascicolo è stata sempre  quella di offrire una vastissima documentazione – assai più di quanto non facciano le riviste consorelle – sul presepismo mondiale. L’ho affermato in tante riunioni internazionali in Austria, in Spagna e in Germania e desidero ripeterlo qui ancora una volta: tutti i presepisti del mondo senza differenza di nazionalità, son fratelli fra loro. Una nuova tecnica, come una gioia o un dolore di uno, debbono divenirlo di tutti.

Così per festeggiare questo cinquantesimo numero abbiamo cambiato veste e da bollettino lo abbiamo promosso rivista. È ambizione? Non direi, soltanto una valorizzazione della nostra Associazione che dalle… catacombe esce oggi alla luce del bel sole d’Italia. Noi vorremmo udire molte voci dei nostri Amici, per conoscere se Il Presepio è gradito, è ben fatto, se ha difetti e quali. Ma soprattutto, vorremmo suggerimenti e collaborazione. Sarà questo contatto epistolare, più intimo, il miglior riconoscimento del nostro lavoro e l’augurio a questo numero giubilare.