Presepi storici: Presepio di San Filippo a Torino

A Torino, un magnifico presepe nella Chiesa di San Filippo Neri.

Articolo tratto da “Il Presepio” n. 24 del mese di dicembre 1960

Verso la fine del 1700, prima che Torino fosse per la seconda volta e per parecchi anni invasa dai soldati di Napoleone, il Re di Savoia avendo saputo che i Padri Filippini avevano l’intenzione di fare un grande presepio nel loro oratorio, regalò ad essi alcune carrate di marmo, tolto da una cava che egli possedeva nel territorio di Gassino col pensiero che vendessero questo marmo e ne ricavassero una somma di denaro per le prime spese del presepio. Ma poi vennero bentosto i subbugli, la rivoluzione in Torino, la fuga di Casa Reale, l’occupazione non solo di Torino, ma anche del monastero e della chiesa dell’Oratorio Filippino che diventò la stalla dei cavalli dei veliti di Napoleone insediatisi nella casa di San Filippo; certo in questa dolorosa circostanza i Padri Filippini non poterono più pensare al loro presepio, tanto più che essi furono quasi tutti dispersi per l’Arcidiocesi.

Ma nel 1814, sconfitto Napoleone dagli eserciti alleati, tornato a Torino il Re Vittorio Emanuele I, ristabiliti i Padri Filippini nella loro Casa e nei loro diritti, purificato il loro oratorio, si eseguì l’antico desiderio del presepio e si fece questo presepio in modo grandioso per quei tempi, con l’altare in mezzo per potervi celebrare la S. Messa, conservare il Santissimo e dare la Benedizione Eucaristica nelle feste; con dei magnifici panorami dipinti gratis con amore e devozione da artisti che erano Fratelli del medesimo oratorio, coi personaggi all’altezza naturale di un uomo formati da manichini articolati di legno a cui si potevano dare tutte le pose vestiti talvolta alla piemontese e talvolta all’orientale “per qualche anno si vestì la Madonna con una ricca veste orientale regalata da una duchessa di Aosta che l’aveva usata in Egitto” con una illuminazione che variava secondo le epoche “ a olio, petrolio, gas, elettricità” suscitando colle varietà e con le novità di ogni anno un interesse tale tra i Torinesi che la gente accorreva all’Oratorio di S. Filippo in tale numero che dovettero intervenire le guardie ed i carabinieri per regolare il flusso e riflusso della moltitudine nella Chiesa dell’Oratorio.

Presepe San Filippo TorinoCosì con questo grande concorso di popolo che accorreva ogni 25 dicembre fino al 14 gennaio ad ammirare le novità dell’annata, delle quali le principali erano la nuova luce, i nuovi panorami, i ricchi paludamenti di velluto dei Santi Re Magi e del loro seguito, le nuove teste dei personaggi venute da Parigi od avute dal circolo degli artisti, tre dei quali intervenivano ogni anno “i sig.ri dell’Accademia Albertina, Biscarra, Giormi, Rubino” per dare l’ultima mano specialmente alla posa dei personaggi, i magnifici cammelli dei tre Re Magi; questo tanto devoto e suntuoso presepio, almeno per quei tempi, si fece quasi tutti gli anni: “c’è però una tradizione secondo la quale, almeno in una certa epoca, che si facesse alternativamente un anno a S. Filippo e un anno si facesse quello dei Padri Cappuccini al Monto fino alla prima guerra mondiale dell’anno 1914, quando si omise e si abbandonò sparpagliato qua e là anche in un locale sotterraneo ed umido: sicché finita la guerra, il nuovo prefetto dell’Oratorio, ritornato dalla vita militare, lo trovò in parte distrutto, in parte scomparso ed in parte a pezzi, specialmente i manichini dei personaggi.

Allora volendo a tutti i costi ricostruirlo, con l’aiuto di un bravo fratello dell’Oratorio, il sig. Ettore Petiva, che in quel tempo era disoccupato, si mise con enorme pazienza all’opera, ricompose i manichini, trovò le teste artistiche ancora in uno stato discreto, fece dipingere nuovi panorami da un valente pittore, trovò anche i vecchi vestiti, sicché con l’aiuto dei giovani e degli anziani ex allievi e Fratelli dell’Oratorio che ricordavano l’antico presepio si poté nel 1923 ricostruire, ricollocare nella chiesetta dell’Oratorio e ripresentare al pubblico colla Santa Messa di Mezzanotte e colla Benedizione Eucaristica delle Feste, risuscitando un concorso di pubblico consolante “nel quale si notò anche un figlio del Duca di Genova e si raccolse L. 3000 di offerte somma considerevole per quei tempi”.

Presepe San Filippo Torino
Foto: associazionesanfilippo.it

Questo presepio messo antico e mezzo nuovo si continuò a fare per una decina di anni, anche nell’epoca turbolenta del Fascismo, nel 1926 e 1927, quando un gruppo di fascisti che facevano la Guardia alle Carte dei Valori nella casa attigua a noi, vedendo la luce accesa nell’Oratorio fino a tarda sera nei giorni in cui si preparava il presepio, sparavano fucilate contro i nostri usci e le nostre finestre e tentavano di invadere il nostro locale però contro la volontà dei loro Superiori. Ma dopo l’anno 1931 essendo l’Oratorio caduto in mani un po’ estranee di sacerdoti che si interessavano non tanto di cose filippine, anche il presepio fu trascurato e ben presto messo da parte per parecchi anni; finché nel 1949 ne presero la cura gli ex allievi e Fratelli di S. Filippo i quali lo riabilitarono spendendo attorno ad esso L. 500.000 e rifacendo completamente il palco col legno regalato dal Fratello ex allievo sig. Simonetti e lo allestirono per tre o quattro anni; ma poi date le difficoltà nel prepararlo e la concorrenza che gli facevano i presepi moderni, meccanizzati, gli stessi ex allievi, col permesso dei P.P. Filippini, lo affittarono prima ai P.P. Filippini di Biella per due anni e poi al Santuario di Oropa che lo collocò per tre anni nell’Esposizione dei presepi che si fece in un locale del Santuario. Ora, anno 1960, quel Santuario l’ha restituito qui a S. Filippo imballato in casse che rimarranno così…fin quando?”