Sotto l’albero, davanti al presepio

Quando il Natale diventa incontro, memoria e riflessione, oltre i simboli.

Nel dicembre del 1984, a seguito dell’annuncio radiofonico del Gazzettino Padano di un corso di presepismo a Milano, l’Amico Ubaldo Tarocco si iscrisse e partecipò alle lezioni tenute dal compianto architetto Vito Erriquez. In quell’occasione entrò in contatto con l’Associazione e ne divenne Socio nel 1985, ricevendo il 15 gennaio dello stesso anno la cartolina di benvenuto a firma di Riccardo Pesarini.

A corredo di questo ricordo, l’autore propone una riflessione già pubblicata sul Bollettino della Parrocchia San Vito, nata in dialogo con un precedente articolo sul confronto tra albero di Natale e presepio, per condividere il proprio motto e il significato che attribuisce a questa antica tradizione.

vecchia tessera e cartolina di ubaldo tarocco

Ho letto molti articoli nei quali si contrapponeva il simbolo pagano dell’albero di Natale alla cristianità del presepio. Poiché il Santo Padre ci esorta all’accoglienza di persone di diverse estrazioni etniche, anche se di religioni diverse, mi sono posto la domanda: albero di Natale o presepio?

Oggi sono cambiate molte cose e l’aspetto pagano dell’albero di Natale è ha assunto un significato consumistico. Il grande potere dei media pubblicitari ha compiuto il cambiamento.

Non mi sento di demonizzare il simbolismo ateo-consumistico dell’albero di Natale. Sono fermamente convinto che albero di Natale e Presepio abbiano aspetti concomitanti, se portano alla fraterna riconciliazione di malumori e discordie, se avvicinano le persone e dispongono alla serenità e alla cortesia negli incontri, anche tra estranei. Tutto ciò accade comunque sia sotto l’albero di Natale che davanti al Presepio. Entrambi sono un segno di gioia che avvicina, che allieta le famiglie, che spinge le persone lontane a rientrare dai propri cari, è l’attenzione alla persona, è il “per me ci sei anche tu”

Possono benissimo coesistere e non sono in contrasto, perché entrambi recano serenità e gioia.

Per i Cristiani la grande differenza tra i due rimane comunque.

Addobbare un albero di Natale è ricerca di decorazioni e fregi variopinti di forme particolari con senso estetico di buon gusto. È armonia di fantasmagorici giochi di luce che la moderna tecnologia ci mette a disposizione. È una gioia osservare bimbi felici che contano i giorni che mancano al Natale, che scrivono la letterina a Babbo Natale e la mettono sotto l’albero sognando grandi magazzini al Polo Nord colmi di giochi.

Costruire un presepio è ricercare tra vangeli e fonti storiche, dati utili all’ambientazione: oggi la chiamerebbero “location”. Per molti è dubbio che pone una scelta tra paesaggi di neve o di terra brulla, sentieri di ghiaietto o di farina e focherelli, è attenzione al clima invernale di Israele. È vagare col pensiero ad un neonato che, avvolto in fasce, viene deposto nella mangiatoia di una stalla. Un messaggio di tenerezza, ma soprattutto attenzione ai valori della famiglia, Forse un paragone tra la famiglia di Giuseppe e la propria. Allora sorge spontaneo un momento di riflessione che porta a un sentimento di spiritualità e di fede. Spesso è anche un bilancio dell’anno trascorso che porta sani propositi di migliorare. Certo sono finiti i vecchi tempi in cui i bambini, accompagnati dal sorriso dei genitori, deponevano fuori dalla porta di casa una ciotolina d’acqua e un poco di fieno per l’asinello di Gesù bambino, che avrebbe portato loro i doni. Oggi è tutto più scontato. Io sostengo questa teoria: L’albero di Natale è concordia. Il presepio è preghiera. Infatti quando costruisco il presepio nella parrocchia San Vito a Milano il mio motto è: -Presepio brutto si guarda e si va via. Presepio bello si guarda, ci si ferma, si riflette e magari … “ci scappa” una preghierina-.

Ai miei amici, soprattutto se nonni, racconto la gioia che ho provato un giorno, quando rincasando ho trovato nel mio presepio una strana mutazione: la lavandaia era nell’ovile e il pastore abbattuto a faccia in giù nel ruscello. La mia nipotina ha spiegato che il poveretto aveva sete …. !

Nonno Ubaldo