Il presepio di San Vito, un gesto che si rinnova nel tempo. Dodici anni di pazienza, fede e mani esperte nel quartiere della Giambellino.
L’opera realizzata dall’Amico Ubaldo Tarocco (Milano, classe 1939) tra grandi dimensioni, fede e passione artigianale.
Nel silenzio operoso che precede il Natale, nel quartiere della Giambellino a Milano, prende forma ogni anno il presepio di San Vito. È il frutto di mani esperte e di uno sguardo che ha attraversato il tempo: quello di un presepista che ha superato gli ottant’anni e che da dodici stagioni rinnova, con umiltà e perseveranza, questo gesto antico.
Non è un presepio facile, né vuole esserlo. Le figure, alte cinquanta centimetri, chiedono rispetto e attenzione, mentre il bue e l’asinello, lunghi quaranta centimetri, sembrano vegliare con discrezione sul cuore della scena. Ogni statua ha il suo peso, non solo materiale, ma anche simbolico, e nulla può essere lasciato al caso.
Al centro si innalza la capanna tradizionale, solida e accogliente, alta centocinque centimetri, larga due metri e profonda ottanta centimetri. Non domina lo spazio, ma lo abita. È un rifugio essenziale, capace di raccogliere la fragilità e la speranza della Natività, come un abbraccio silenzioso offerto a chi si avvicina.
Anno dopo anno, nonostante la fatica che il tempo porta con sé, il presepio di San Vito continua a nascere. È un atto di gratitudine, un dialogo muto con chi osserva, un dono alla comunità. In quelle dimensioni imponenti e in quei gesti pazienti si riconosce una verità semplice: la tradizione vive finché qualcuno, con amore, sceglie di custodirla.




